Già dal 1991 i soci fondatori della Minnucci Associati hanno iniziato ad utilizzare sistemi di modellazione 3D, e nel passaggio dal tavolo da disegno al computer hanno scelto di utilizzare software di modellazione architettonica anziché software CAD. Quello che li distingue sul lato progettuale è l’applicazione di sistemi di Project Management a tutte le loro commesse, come ci racconta Roberto Minnucci, Responsabile Marketing dell’azienda.

Come vi siete strutturati per implementare questa nuova metodologia sia a livello di personale sia di software e tecnologie?
Da sempre abbiamo ricercato molto, formandoci e informandoci su quali fossero le migliori soluzioni tecnologiche da adottare, sia nella scelta dei software più performanti ed interoperabili sia nella configurazione dei sistemi di infrastruttura hardware.
Per la creazione del nostro team abbiamo cercato, trovato e assunto colleghi che avevano la nostra stessa visione di indipendenza dal software e dalle software house, unita alla voglia di ricercare soluzioni tecnologicamente avanzate. Negli ultimi anni abbiamo investito tutte le nostre risorse in ricerca e sviluppo e scelto di utilizzare i principali programmi di modellazione e gestione dei processi BIM: AutodeskGraphisoft e NemetschekBentley SystemsTrimble
STR – Gruppo TeamSystem, ACCA Software, Geoweb, AMV, 888 Software Products, ecc. Partecipiamo, come membri attivi, agli eventi di Building Smart International e di altre associazioni no profit di settore; cooperiamo attivamente con soggetti istituzionali come ENEA e CNR.
Nello stesso tempo abbiamo sperimentato, risolvendo i problemi che si ponevano lungo il nostro cammino di crescita; ad oggi siamo in grado di progettare e costruire l’edificio virtuale secondo le ultimissime tecnologie Open BIM Oriented, seguendone la gestione per l’intero ciclo vita.

Quale è la “filosofia” seguita da Minnucci Associati per il BIM?
La nostra visione si basa sulla condivisione, sulla collaborazione, sulla multidisciplinarietà, per garantire la massima qualità del risultato nel tempo. L’unica filosofia che può garantire questo è l’Open BIM, l’interoperabilità tra i software e il corretto scambio di informazioni tra tutti i soggetti di filiera. Un altro concetto domina tutta la nostra filosofia: “Sostanza oltre che forma”.

Quali sono state le maggiori difficoltà che avete affrontato nell’implementazione del BIM?
I costi strutturali e la difficoltà nel trovare personale altamente specializzato che ci ha portato a cercare in tutta Italia. Il fatto che alcune Pubbliche Amministrazioni sono lontane dal comprendere profondamente l’importanza dell’Open BIM. In più sicuramente è anche di ostacolo la carenza di organizzazioni istituzionali nazionali di riferimento pronte a sostenere soggetti che come noi svolgono ricerca attiva sul campo.

Quali sono i reali vantaggi che riscontrate nel vostro lavoro quotidiano?
Dopo un lunghissimo periodo di “evangelizzazione”, che stiamo da tempo sostenendo assieme ad altri, stiamo ricevendo grandi attestati di merito e molti ingaggi, offerte di lavoro e consulenze. Lavoriamo per importanti committenti sia pubblici che privati i quali credono in un prodotto di qualità.

Può raccontarci di alcuni progetti recenti che sono esemplari del vostro percorso nell’implementazione del BIM?
Abbiamo molti progetti significativi, tra i tanti, possiamo citare il Twin Model della Stazione di Napoli Centrale, uno dei nostri casi studio più importanti sviluppato in stretta collaborazione con il Gruppo Ferrovie dello Stato. Un progetto pilota che oggi concorre per l’assegnazione del premio internazionale più prestigioso, trovandosi nella short list della sezione “Operations & Maintenance Using Open Technology” dei Building Smart International Awards 2018. Sapremo i risultati dopo l’International Standards Summit di Tokyo del 16-19 Ottobre. Inoltre di recente abbiamo completato, in collaborazione con la società statunitense Engisis L.L.C, delle sperimentazioni che ci consentono di collegare il modello virtuale dell’edificio (Twin Model) all’edificio reale e di controllarlo tramite l’IoT (Internet of Things).

Come vede lo sviluppo del BIM in Italia?
È una bella domanda. Dipende molto dalla spinta concreta che le istituzioni vorranno e sapranno dare. Abbiamo, come italiani, la qualità e la conoscenza per dialogare alla pari con le altre nazioni, lo dimostra l’aver raggiunto la short list ai Building Smart International Awards 2018, ma dobbiamo investire nella ricerca, in conoscenza concreta e applicabile e nella formazione dei nostri giovani. L’Italia possiede un enorme patrimonio immobiliare da valorizzare, manutenere e riqualificare. Siamo convinti che se i nostri campioni italiani (ci riferiamo alle eccellenze pubbliche come RFI, Grandi Stazioni Rail, Italferr, ANAS ecc.) sostengono e guidano il Paese, possiamo garantire con certezza il successo del processo BIM e lo sviluppo di una filiera competitiva, sia in ambito nazionale che internazionale.

 

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